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In viaggio a piedi.

2 febbraio 2017

Il taccuino dell’Archivio dei Diari di Pieve Santo Stefano

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Alcuni di voi ricordano che nel settembre del 2015 a Pieve Santo Stefano l’Archivio dei Diari decise di premiare il viaggio a piedi da Londra a Trieste con il Premio Giornalista intitolato alla memoria di Saverio Tutino.
Nel viaggio verso la Toscana mi chiedevo come sarebbe stato ricevere un premio. Le suggestioni che si vengono a creare, le attese che trasformiamo in aspettative. In realtà ero molto curioso di conoscere e di visitare luoghi così pregni di significato e di Storia. L’arrivo a Pieve fu particolare; da una parte Nicola Maranesi, con Alessia Clusini e Pier Vittorio Buffa. Andiamo a pranzo. “Ti sono piaciuti gli ultimi film sulla Grande guerra, che ne so Torneranno i prati ti e’ piaciuto?” mi chiede Buffa. Rispondo in maniera sincera e dico che avrei preferito fosse stato un ragazzo giovane a rappresentare l’Italia – a livello cinematografico – nel centenario del conflitto.
Alla fine della frase mi e’ sembrato di avvertire del silenzio, come se avessi sbagliato tutto. Ero anche un po’ agitato, probabilmente.

Poi andiamo verso il paese, tutti in coro “oh Nicolo’ ma sai che Pieve e’ bruttina?”. Avrei voluto rispondere “oh ragazzi ma io mica son venuto fin qui per sentirmi raccontare la storia che il paese vicino e’ piu’ bellino del vostro, eh?” (l’uso di un qualche termine in toscano e’ voluto). Poi arriva il momento della premiazione.
Tutti a far foto. A Pieve durante il Premio ci sono migliaia di fotografi. Tutti con una spontanea precisione e con una meravigliosa dose di follia. Piccolo particolare: non avevo idea in che cosa consisteva il Premio.

Quando la moglie di Saverio me lo consegno’ capii tutto. Era un taccuino, un legame, una fune lunga il tempo di una vita o chissa’ quanto, un patto. In fondo trovare qualcuno con cui stringere un patto e’ complesso, giusto?
Ricordo molto bene la mia emozione, la signora in prima fila che mi chiese di leggere il suo manoscritto, la mia risposta, ma soprattutto, il mio voler svestire il prima possibile i panni del premiato e tornare a vivere la normalità. La sera stessa chiesi: “Posso tornare il prossimo anno anche da volontario?”. Nicola fece di no con il capo. Trovammo infine un compromesso, noi gente di frontiera siamo così, testardi che gli altri fan fatica a capirci, incomprensibili nella nostra testardaggine, spinosi.

Io a Pieve ho trovato una seconda casa. Nel 2016 son tornato e ho spazzato per terra. Ho dormito su un divano. Ho ascoltato, si’ lo scrivo perche’ poi Nicola mi fa la predica, ho anche presentato CarnIstria, un viaggio a piedi dalle Alpi all’Adriatico che nei prossimi mesi diventera’ un libro. Pero’ ho anche partecipato alla cena dei volontari, forse la manifestazione più bella di tutto il festivàl, con le votazioni finali gestite dal Laurone in maniera autenticamente divertente.

Se siete arrivati fino a questo punto vi starete giustamente chiedendo la ragione per cui ho ripreso in mano il sito e pubblicato questo pezzo. Il taccuino è finito. L’ho riempito in tutte le sue pagine e credo, umilmente, che Saverio ne sarebbe felice. Tra le sue pagine ci sono pensieri, reportage, viaggi, qualche errore, qualche rimedio alla noia, ulteriori pagine che daranno un po’ di noia, ma soprattutto parte della mia vita in questi ultimi due anni.
Il mio diario tornerà a Pieve.
Perché i santi affetti – per dirla alla Saba, mio concittadino – devono tornare dove si sentono a casa. E Pieve, da due anni a questa parte, è anche casa mia.

Grazie Saverio.
Grazie a tutti.